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piena consapevolezza. Il concetto di relatività, come il concetto di infinito, dal mondo scientifico è stato inizialmente molto criticato, ma dal punto di vista culturale è stato assimilato come elemento assolutamente naturale, tanto da essere sottovalutato nella sua portata rivoluzionaria. La gente accetta il fatto che il tempo sia diventato la quarta dimensione dello spazio senza rendersi conto di quanto questa innovazione modifichi la struttura del pensiero del ventesimo secolo. E’ a partire dalla valutazione di questi elementi che possiamo arrivare a capire le caratteristiche del pensiero contemporaneo, altrimenti tutte le specializzazioni del pensiero mancano del loro elemento unificante: il tempo.
Attraverso una maggiore conoscenza sul tempo si potrebbe capire il vero senso della globalizzazione, non solo dal punto di vista economico, ma come contemporaneità di tutti i fenomeni sia naturali che umani. Il mondo è sempre stato un’entità unica e gli uomini l’hanno sempre visitato e praticato nella sua unicità e globalità. La novità chiamata globalizzazione non è l’omologazione e la sottomissione di tutte le culture e civiltà al mondo finanziario, come ci vogliono far credere, ma deriva dal fatto che, per motivi culturali e tecnologici, si stanno sovrapponendo nel nostro presente non soltanto le conquiste umane, ma soprattutto tutti i nodi storici che sono rimasti in sospeso nella storia. Oggi ogni persona della terra si deve confrontare con tutta la storia dell’essere umano dall’origine fino al futuro, ogni punto nella società è vincolato, se inconsapevole, o relazionato, se consapevole, ad ogni altro punto nello spazio e nel tempo. Se ci si rende conto di questo si incomincia a dare un senso al proprio disagio e ci si accorge che, per risolvere i problemi di base del mondo, si deve partire dall’uomo e quindi dai diritti umani, già esplicitati dalla Dichiarazione Universale dell’ONU, e dalla democrazia, unica forma di governo che difende la libertà, perché sono stati il punto più alto di consapevolezza che si sia raggiunto. Non riconoscere la conquista dei diritti umani e della democrazia come fondamento e come conquista storica della civiltà del terzo millennio, significa che la civiltà che ha fatto questo salto straordinario si vota all’autodistruzione. Studiando la storia si impara che nessuna civiltà è stata annientata da un nemico esterno ma prima di tutto è crollata per un’incoerenza interna, per la negazione dei principi su cui si reggeva.
Ogni periodo storico è caratterizzato da una sua originalità che, innovando, trasforma il precedente. Credo che il periodo attuale sia caratterizzato dal concetto di tempo, ma ci si debba ancora ragionare sopra in quanto, per come viene concepito ancora, rappresenta l’ultimo residuo della dimensione magica del pensiero umano. Gli studi sul tempo, e la continua ricerca di una macchina del tempo, dimostrano secondo me una dimensione magica, poco razionale: l’idea che l’uomo possa trasportarsi in ogni periodo storico è una visione che non prende in considerazione il valore della materia e della fisicità dell’uomo.
Uscire dal pensiero magico per me vuol dire prendere in seria considerazione la novità culturale della vita che vive infinitamente , svelando la semplicità della realtà della dimensione umana, che rompe la sfera del sacro perché scopre l’inutile falsità del mistero della morte . Le mie riflessioni sono diventate sempre meno intuizioni e sempre più ragionamenti poiché si sono nutrite di osservazioni basate sull’attualità e descritte da filosofi e da intellettuali. Mi riferisco in particolare a letture scientifiche sia di fisica che di neurobiologia, oltre che ad una mia visione dell’uomo e del mondo . Sono convinta che la caratteristica storica del novecento e dell’inizio del terzo millennio sia proprio la possibilità di dare una definizione del tempo, di dare finalmente una risposta ad una domanda che gli uomini si fanno da millenni: “Cos’è il tempo?”
Anche Einsten pur definendo la legge della relatività del tempo, da cui fa derivare la formula E= mc2, non dà la definizione di tempo, però lo assume come una dimensione della materia sulla quale l’uomo può riflettere. Lo include, come quarta dimensione, nello spazio e così dà agli uomini la possibilità di misurarlo e maneggierlo anziché continuare a considerarlo un elemento ineluttabile.
“…Prima di trarre delle conclusioni da questi due principi (le equazioni di Maxwell-Lorentz e il principio della relatività ristretta), dobbiamo precisare il significato fisico dei concetti di “tempo” e di “ velocità”. Da quanto si è detto prima si deduce che le coordinate rispetto ad un sistema inerziale sono definite fisicamente per mezzo di misure e di costruzioni con l’aiuto di corpi rigidi. Per misurare il tempo , abbiamo supposto che vi fosse un orologio U in quiete rispetto a K . Ma non è possibile per mezzo di esso fissare il tempo di un evento la cui distanza dall’orologio non sia trascurabile, e ciò perché non possimo impiegare alcun “segnale istantaneo” per confrontare il tempo dell’evento con quello dell’orologio. Per completare la definizione di tempo è necessario applicare il principio della costanza della velocità della luce nel vuoto. Supponiamo di disporre orologi simili tra loro nei punti del sistema K in quiete rispetto a esso e regolati nel modo seguente: da uno degli orologi Um si invia nello spazio vuoto verso l’orologio Un un raggio di luce nell’istante in cui Um indica il tempo tm; il raggio percorre la distanza rmn fino all’orologio Un, e nell’istante in cui incontra l’orologio Un quest’ultimo si regola in modo da indicare il tempo t = tm+rmn/c*. Il principio della costanza della velocità della luce ci assicura allora che una tale regolazione degli orologi non conduce a contraddizioni; in questo modo si può stabilire il tempo degli eventi che accadono vicino a uno qualunque di essi. È essenziale notare che questa definizione del tempo si riferisce solo al sistema inerziale K poiché abbiamo usato un sistema di orologi in quiete rispetto a K. L’ipotesi del carattere assoluto del tempo (cioè l’indipendenza del tempo dalla scelta del sistema inerziale) che si faceva nella fisica prelrelativistica, non deriva in alcun modo da questa definizione.
Si critica spesso la teoria della relatività perché attribuisce, senza giustuficazione, un’importanza concettualmente preminente alla propagazione della luce: il concetto di tempo, infatti, si basa sulla legge di tale propagazione . La questione però va posta nei seguenti termini. Per attribuire un significato fisico al concetto di tempo, si richiedono processi che permettano di stabilire delle relazioni fra posti differenti. Non ha importanza quali tipi di processi si scelgano per tale definizione del tempo, ma è teoricamente vantaggioso scegliere soltanto quei processsi sui quali si conosca qualcosa di sicuro. Ciò avviene per la propagazione della luce nel vuoto in misura maggiore che per qualunque altro processo, grazie alle indagini di Maxwell e Lorentz. *A rigore sarebbe più corretto definire per prima cosa la simultaneità , per esempio in questo modo: due eventi, che accadono nei punti A e B del sistema K sono simultanei se appaiono nel medesimo istante quando sono osservati dal punto medio M dell’intervallo AB . Il tempo è in questo caso definito come l’insieme delle indicazioni di orologi simili, in quiete rispetto a K, che consentano simultaneamente la stesssa posizione delle lancette.” (A. Einstein “Il significto della relatività” ed. Boringhieri 1980) Come si può notare da questo estratto, per Einstein definire il tempo significa misurarlo e lo fa in due modi: attraverso lo spazio oppure attraverso la velocità della luce perché questa presenta caretteristiche più agevoli a questo scopo. Il tempo viene espresso da Einstein attraverso una delle sue misure: la velocità. Implicitamente questa misura è diventata LA MISURA, perché la relatività ha come paradigma la velocità della luce, considerata, questa, come la velocità assoluta da cui deriva la possibilità di conoscere la materia.
...La ricerca di una definizione di tempo nella storia del pensiero si è sviluppata ogni volta che l’uomo è stato preso come misura e punto di riferimento. L’uomo, ponendo sé stesso come punto di partenza, ha riflettuto subito sul divino poi ha cercato di collocarsi nello spazio e dentro questo pensiero ha tentato una descrizione del tempo, ma tali riflessioni sono rimaste in forma di domanda fino a che Einstein è riuscito a dare un primo tentativo di risposta. La relatività non è stata solo una conquista della fisica della materia, ma è stata una tra trasformazione così radicale da modificare la struttura del pensiero di tutti e in particolare degli scienziati, che se ne rendessero conto o meno. E’ un’intuizione talmente omogenea alla natura umana che l’uomo vi ha immediatamente aderito, prima ancora di averne
Grazia Baroni
Libri
Tempo e libertà - (pag. 9)
Tempo e libertà - (pag. 9)
(segue dalla pag. "Libri")
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