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Un'assemblea a Nova Cana
fra mito e scelta - (pag. 7)
fra mito e scelta - (pag. 7)
notte del suo buio grembo", per aprirsi all'alba di un nuovo giorno. L'antico mito di Persefone racconta questo travaglio e le contese che accompagnano ogni processo di individuazione. A distanza di millenni e nel divenire della Storia, una testimonianza contemporanea conferma "la ripetizione antica... e l'immancabile antico mutamento", pur nella discontinuità di una scelta che persegue la rivelazione di sè, nel segno di una nuova speranza.



La forma, fra oggettività e soggettività

L'uomo riceve una prima forma dall'ambiente e dalla cultura che oggettivamente caratterizzano tempo e spazio nei quali nasce. Ogni forma, comunque acquisita, sospende la sua influenza sulla singola persona, quando questa si ponga in ascolto di sè e opponga delle resistenze alle influenze esterne inconciliabili con le proprie qualità specifiche. La coscienza è luogo di evidenza della propria immagine originale. La creatività è capacità di produrre un "di più" rispetto allo stato che la coscienza riflette come dato, in un continuo aggiustamento di relazione fra l'originalità della persona e la molteplicità del mondo. La coscienza è punto di contatto fra oggettività e soggettività, e la creatività è ciò che consente all'uomo di acquisire la propria forma soggettiva. Attraverso la propria creatività, l'uomo può costantemente modificare sè stesso e il mondo che lo circonda, fino a renderlo e a rendersi adatto al proprio desiderio-progetto, al suo sogno.



La relazione, riconoscimento di sè nell'"altro"

Ogni essere umano ha nel cuore, come proprio compimento, un desiderio di pienezza, di infinità, di relazione, di amore, di comunicazione totale con l'altro da sè: un desiderio di vita come relazione continua. La persona è unicità che può aprirsi a tutte le relazioni senza perdere la sua specificità. Attraverso la relazione con i propri simili, l'uomo può realizzare il gusto e il senso della vita e uscire dalla solitudine e dalla paura della morte. Nella persona consapevole la relazione diviene scelta libera, non necessaria, dando origine a uno scambio gratuito e reciproco, naturalmente nell'espressione autentica di sè, in modo analogo a quello che avviene nell'intero ecosistema fisico.
Nella relazione si sperimentano tutte le forme d'incontro e confronto fra diversità. Il conflitto è pressochè fisiologico, e per essere superato richiede forme di mediazione, cioè trovare una buona ragione per continuare a comunicare, guardando più lontano di una eventuale vittoria immediata. Il migliore riconoscimento di sè e della propria qualità avviene proprio quando la relazione interpersonale va oltre la semplice accoglienza e reciproca benevolenza, per instaurare un rapporto autentico, dialogante, con un linguaggio capace di mettere in moto dinamiche di senso e scambi reciprocamente arricchenti. Una prospettiva che, come vedremo, possiamo chiamare di amore.



L'amore, segno di armonia

L'amore è una forza che tutto attrae, che è oltre, qualcosa che l'uomo, attraverso tutte le esperienze e le aberrazioni, vuole raggiungere. Questo tender disperato, che trova la più completa espressione nel senso religioso, ha connotato nel tempo intere civiltà: dalle cosmogonie antiche, alle intonazioni psicologiche e fisiologiche della modernità. Un andare verso una meta posta "al di qua" o "al di là", in un "prima" e in un "dopo", "più in alto" o "più in basso", alla quale si arriva per strade disparate, ma che tutte confluiscono nel regno dell'amore, che "move il sole e l'altre stelle". Nell'esperienza quotidiana, l'amore è un destino liberamente scelto, un continuo ricevere e rispondere in armonia con la legge universale. Ma è anche una scelta fra opposti, fra contrari che non possono essere separati, che si dividono e al tempo stesso tendono a ricomporsi: un faccia-faccia con l'altro, fra solitudine e comunione. Fino al paradosso della violenza che sembra riproporre quelle condizioni e qualità antitetiche che contraddistinguono gli eterni contrari-complementari, imprescindibili dall'amore. Uno sforzo continuo di apertura e accoglienza nei confronti dell'uomo, ma anche di resistenza e perseveranza nel cercare oltre il limite che ci opprime, nella speranza di avvicinarsi all'enigma dell'amore.



Il frutto, legittimazione dell'esigenza

La sfida è non accettare il dato, sia naturale che storico, e volerlo cambiare. E' legittimare la propria profonda esigenza. Poichè ci muoviamo nel "mare dell'oggettività" che minaccia la supremazia del soggetto cosciente e razionale, nell'oltrepassare il limite, l'uomo fa i conti con sè stesso, ma anche con l'ambiente, la cultura, il mondo.
Il frutto sperato è il godere dell'opera compiuta, perseguita entro un orizzonte, un sogno-guida unitario, una scelta dai confini incerti, comunque indispensabile per animare e sospingere l'agire quotidiano. L'incrocio fra la tradizione religiosa e quella filosofica, assorbite e fuse in un linguaggio personale, da sperimentare e apprendere attraverso l'esperienza, potrà essere il supporto che consenta di gettare uno sguardo su una nuova frontiera, fra il visibile e l'invisibile, che solo l'immaginazione può penetrare. Legittimare il proprio desiderio-esigenza, aprendosi alla soggettività autocosciente, significa far proprie le stesse qualità di Dio, distaccandosi da Lui senza negarlo. Anzi realizzando, nella relazione con Dio, un disegno d'amore.
Il seme, metafora della vita

... Una volta acquisita, la conoscenza appartiene al logos, che elimina il mito in quanto tale. Tuttavia, un nuovo orizzonte, un nuovo mito, riemerge per dare intellegibilità alle nuove conoscenze, aggiornare la cultura e reinterpretare la Storia.




Il germoglio, principio di individuazione

Continuando nella metafora, il germoglio, tanto nella vita di ciascuno, quanto nella storia collettiva, stenta a prendere luce, nella fatica del "nascere a sè stessi", sciogliendosi "dalla no
Francesco De Filippi
Libri
(segue dalla pag. "Libri")
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