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Gli effetti della crisi

I rischi denunciati precedentemente in questa nostra analisi storica, attraverso alcuni fatti su citati antecedenti il 2008, si stanno oggi drammaticamente aggravando, da ciò ne consegue:

• l’imprevedibilità degli effetti della crisi con conseguente aumento del diffuso senso di insicurezza;

• l’imbarbarimento della società civile a scapito della solidarietà;

• le ripercussioni negative sulle fasce sociali più deboli: disoccupazione, precariato, diminuzione dei servizi sociali;

• la riduzione degli spazi di democrazia, il cui sintomo più evidente è il restringimento della pluralità e dell’indipendenza dell’informazione, attraverso la concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione.



Opportunità nella crisi

Cresce la consapevolezza della necessità di creare un nuovo mondo, ponendo la persona al centro del cambiamento che ha come prospettiva:

• una nuova concezione dello sviluppo;

• progetti finalizzati al miglioramento della qualità della vita per tutti, compatibili con l’uso responsabile ed equilibrato delle risorse;

• una più equa distribuzione della ricchezza;

• riappropriazione da parte del potere politico del proprio ruolo, rafforzando la democrazia e indirizzando l’economia al bene comune;

• assunzione di responsabilità da parte di ogni cittadino per il corretto funzionamento del sistema democratico.



Realtà, non utopia

L’economia sociale di mercato può prevalere nettamente sul liberismo selvaggio, perché l’essere umano è più importante del capitale, e si dimostra che i paesi che investono sull’uomo, cioè in un’equa distribuzione dei redditi, nell’istruzione, nella ricerca ed innovazione, nella solidarietà e nel benessere sociale, alla fine sono anche quelli che si sviluppano di più, meglio e in modo costante.
Non è un caso che nei primi posti della classifica Ocse dell’eguaglianza sociale (minori differenze tra redditi alti e bassi) ci siano nell’ordine: Danimarca, Olanda, Svezia, Norvegia e Finlandia.
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Analisi Storica
La situazione attuale
La situazione attuale
Nel luglio 2008, con il fallimento della banca americana Lehmann Brothers, si innesca la crisi finanziaria più grave dell’era moderna (peggiore di quella del ’29, in quanto globale).
Questa crisi, trascinando con sé anche l’economia reale, con effetti devastanti sulla tenuta sociale, rende evidenti le contraddizioni del sistema capitalistico e i limiti dell’ideologia liberista, facendone crollare i capisaldi.
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