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e unificando il mondo tanto nell’economia quanto nei messaggi, nelle immagini e dunque in definitiva nella rappresentazione culturale del mondo stesso. Questa miscela caotica ed esplosiva di arretramento del livello di civiltà e contemporaneamente di fortissimo avanzamento tecnologico, costituisce al tempo stesso un rischio ed un’opportunità come mai prima d’ora, in quanto l’umanità si trova a doversi confrontare da un lato con ciò che la sua cultura ha inventato e prodotto, ma che ha sempre più difficoltà a controllare per il bene comune, dall’altro con le conseguenze che il processo di globalizzazione dell’economia sta determinando nei rapporti sociali e politici, sia interni a ciascuna società, sia tra le diverse società, più in generale tra il Nord e il Sud del mondo.
Per quanto difficile e complesso, a questo confronto l’umanità non può sottrarsi. Il crollo dei sistemi economici di interi paesi, di cui l’Argentina è solo uno degli esempi, e ancor di più l’ignobile violenza avvenuta l’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, non sono forse accadimenti che scaturiscono da questo contesto?
E le terribili ripercussioni che queste tragedie stanno ancora suscitando sugli equilibri del mondo, non riguardano ormai tanto l’umanità nel suo insieme quanto ciascun uomo nella sua esistenza quotidiana?
Si comprende allora come nell’immediato futuro il rischio sia quello di assistere ad una ulteriore accelerazione del processo di arretramento di civiltà già in atto, con effetti nefasti sulla stessa umana convivenza. Invece che preservare la memoria per non ripetere gli errori del passato, ed inventare soluzioni inedite per dare risposte alle necessità insite nella strada evolutiva umana, può diventare inevitabile rassegnarsi ad ascoltare parole e atteggiamenti che generano ancor più paura, diffidenza, violenza, paralisi, caos e guerra. La violenza infatti non è solo il frutto delle decisioni dei potenti o di menti ammalate, ma è anche l’atteggiamento di ogni singolo uomo quando non controlla le proprie paure, le proprie parole, e ha bisogno di un nemico su cui scaricare le frustrazioni della crescente fatica di vivere.
Del resto, non è questo forse il contesto da cui è nata e ha tratto una parvenza di legittimazione la guerra in Afghanistan? A fronte di questo vi sono poi da considerare i rischi, meno evidenti, ma altrettanto significativi, derivanti dalla grande sproporzione esistente tra la crescente potenza degli strumenti tecnologici (oltre che dalla rapidità dei loro processi di innovazione) rispetto all’insufficiente capacità di finalizzarli correttamente al bene comune.

Questi rischi si stanno già manifestando in modo drammatico attraverso alcuni fatti fino ad oggi inimmaginabili, quali:

• la serie di ignobili atti terroristici dell’11 settembre 2001 a New York, del 2004 a Madrid e quelli di Londra e Sharm el Sheik del 2005
(solo per citare quelli più tragici).

• La “guerra preventiva” in Iraq e in Afghanistan, oltre ad aver aggravato e moltiplicato il terrorismo, ha costituito una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite che ammette la possibilità di ricorso ai mezzi bellici solo come autodifesa

• Il crescente scollamento tra economia reale e mondo della finanza: il 10 per cento della popolazione detiene l’85 per cento della ricchezza mondiale, la metà più povera si deve spartire solo un misero un per cento e tra queste due realtà ci sono una classe media sempre più ridotta e affannata e un sistema instabile socialmente, politicamente ed economicamente.

• la devastante crisi economica e sociale di interi Paesi (es. Argentina) perpetrata attraverso lo strumento del debito sovrano "infinito", che costringendo a contrarre nuovi debiti per pagare gli interessi sul debito, ne impedisce la crescita, impoverisce strutturalmente intere popolazioni e disvela il carattere "illegittimo" e odioso del debito stesso.

• Il crescente aumento dei poveri nel mondo, anche nei Paesi sviluppati: circa 870 milioni di persone non hanno cibo sufficiente a condurre una vita sana. Ciò implica che una persona su 8 nel mondo va a letto affamata ogni giorno. (Fonte FAO 2012).

• Il crescente divario tra Nord e Sud, di cui l’incremento dei flussi migratori è solo un indicatore.

• La cosiddetta “Primavera Araba”, espressione di un anelito di libertà che ha sì travolto i regimi politici di Tunisia, Egitto, Libia e innescato la guerra civile in Siria ma non è ancora riuscito ad affermare la democrazia.


Se il processo di globalizzazione in atto fosse ispirato ai valori della solidarietà e del bene comune, l’uomo avrebbe in mano, invece, l’opportunità di compiere un salto evolutivo di portata universale, in quanto risorse e strumenti sono oggi sufficienti a trasformare il mondo come egli lo ha desiderato da sempre.
A conferma di ciò, l’allora Presidente della Repubblica Italiana Ciampi, in occasione della giornata del 27 maggio 2004 a favore dell’Africa, ha denunciato che gli aiuti ai Paesi poveri raggiungono un totale di 50 milioni di dollari, mentre le spese per gli armamenti, a livello mondiale, raggiungono un totale di 900 miliardi di dollari; oggi le spese per armamenti sono arrivate a 1750 miliardi di dollari!
Cionostante, il fremito di orrore e di indignazione che ha percorso l’umanità intera dinanzi al crollo delle Twin Towers, dimostra al tempo stesso come nei frangenti più drammatici l’uomo sappia trovare in sé stesso il senso e il valore della propria umanità, nonché il legame profondo ed autentico che lo lega ad ogni altro uomo, la capacità di provare un unico sentire rispetto al possibile. Questa presa di coscienza della comune umanità costituisce il lato positivo di questa tragedia perché ci consente di comprendere per contrasto la positività intrinseca della natura umana. Una natura che si nutre soprattutto di libertà, che ama la convivenza democratica, la gratuità solidale, la comprensione, il perdono, la giustizia, ed ha come immagine del suo futuro la felicità per tutti.
Un segnale di cambiamento e di speranza è stata l’elezione e la rielezione del Presidente Barack Obama che ha avuto il coraggio di affermare pubblicamente all'ONU che gli Stati Uniti sono un Paese come gli altri nella tutela della democrazia nel mondo.
La rinuncia di Benedetto XVI al papato operata l'11 febbraio 2013 nel nome del primato della coscienza, ha introdotto una rottura innovativa rispetto alla linea anticonciliare della Chiesa. Ciò ha creato la condizione per l'elezione di Papa Francesco, un Papa che sta mettendo al centro della missione e della Chiesa la vicinanza agli ultimi e la rivalutazione del Concilio Vaticano II a partire dalla gestione collegiale della Chiesa.
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Analisi Storica - 3
Rischi e opportunità
Rischi e opportunità
Paradossalmente, al processo di arretramento in atto del livello di civiltà è corrisposto un processo di fortissima crescita sia nel campo delle nuove scoperte scientifiche che delle loro ricadute applicative nel campo dell’innovazione tecnologica. Scienza e tecnica, figlie primigenie della cultura dell’uomo, assumendo la centralità un tempo riservata agli impianti ideologici, cioè a quei progetti umani che oltre ad essere collocati all’interno di una rigida gerarchia di valori perseguono uno scopo preciso, stanno letteralmente modificando la natura e
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