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mero e meccanicistico soddisfacimento dei suoi bisogni, trovandosi perciò nell’impossibilità di poter realizzare quell’istanza di giustizia sociale che pure era alla base della sua motivazione e della sua appartenenza genetica alla cultura cristiana. Ne consegue che insieme al muro di Berlino, nell’89, viene a cadere la stessa idea laica di uomo, che appare ormai soltanto come l'oggetto complesso e anonimo di una miriade di discipline scientifiche che lo frammentano in oggetti e in campi separati di analisi. II pensiero laico e umanista, deprivato del suo concetto di fondo - “l'uomo costruttore della sua storia” -, cominciava a perdere progressivamente i suoi riferimenti culturali.
Anche la spinta innovativa del concilio lasciava progressivamente il posto a un processo di restaurazione in seno alla Chiesa.
Il capitalismo e’ così rimasto l’unico modello di riferimento sulla scena mondiale. Questo sistema, scaturito anch’esso dalla cultura cristiana, pur valorizzando le caratteristiche di creatività e libertà dell’individuo, ha di fatto legittimato l’istanza egoistica a discapito del bene comune, e quindi ha conseguentemente identificato la felicità dell’uomo nel possesso della ricchezza individuale ed elevato l’economia di mercato da strumento a fine dell’uomo stesso. Con la caduta del suo antagonista storico, il capitalismo è andato via via esasperando queste sue caratteristiche fino al punto di rimettere in discussione tutte le conquiste sociali legate al welfare state e di imporre al posto della solidarietà il suo contrario, ovvero il principio della competizione tra gli individui. Liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione sono quindi divenute le nuove parole d’ordine poste alla base del successo e del funzionamento dell’economia.
E’ insomma la crisi del concetto di “bene comune” e dell’etica, ovvero dei riferimenti comuni delle norme comportamentali e delle motivazioni alla responsabilità. Ed è una crisi resa ancor più dirompente dall’esasperazione individualistica del consumismo, e soprattutto dalla celebrazione, amplificata dai mass media fino a farne la rappresentazione dominante, della logica della competitività quale principio propulsivo sia dei processi di sviluppo e di unificazione del mondo, che del successo dell’individuo.
L’esigenza di condividere lo stesso livello di benessere del mondo occidentale da parte di Cina e India - che insieme rappresentano più della metà della popolazione mondiale - e da parte dei Paesi Emergenti, rende ormai manifesta la follia di un modello economico fondato sul consumismo.
L'aumento dei consumi non può più essere un valore perché implica il rapido esaurimento delle risorse fondamentali quali l’acqua, il cibo e l’energia. La loro scarsità costituisce fonte ulteriore di conflitti nel mondo.
Questo fenomeno sta modificando la natura e impoverendo il mondo in tutte le sue rappresentazioni.
La politica, perdendo la capacità di decidere in base al bene comune, subisce così un lento ma inarrestabile processo di subordinazione all’economia, mentre sul piano culturale si assiste ad un arretramento complessivo che si manifesta soprattutto nelle ultime generazioni che per la prima volta nella storia cominciano ad essere meno acculturate delle generazioni precedenti. L’esistenza di questo fenomeno, che ha investito praticamente tutti i paesi occidentali, è stata recentemente dimostrata anche in Italia da una ricerca condotta negli ambienti scolastici in ordine alla ricchezza e alla padronanza di linguaggio: se infatti nel 1976 un ragazzo di 16 anni disponeva di 1400 vocaboli, oggi sembra che non ne abbia in bocca più di 600 (e siccome nessuno può pensare al di là delle parole che conosce…). La crisi della cultura si è aggravata a causa dei mass media che rappresentano il modello dominante. I dati dal 1971 al 2011 dicono che la popolazione con un livello di cultura non più sufficiente in Italia è ormai il 70% del totale. Il boom di crescita dei non istruiti si è avuto a partire dal 2001 fino al punto che nel 2006 i non istruiti hanno superato gli istruiti crescendo poi in maniera esponenziale. Il fenomeno della dealfabetizzazione di massa produce conseguenze negative sulla tenuta della democrazia.
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Analisi Storica - 2
Dal pluralismo al pensiero unico
Dal pluralismo al pensiero unico
Contemporaneamente, l’“onda lunga” prodotta dall’egemonia culturale che veniva esercitata da quei movimenti politici che in un modo o nell’altro si richiamavano al marxismo, cominciò definitivamente a venire meno, rendendo ormai evidente la sua intrinseca contraddizione di fondo. L’eresia marxista, filiazione diretta ancorché illegittima del cristianesimo, leggendo la Storia in modo deterministico, e ponendo al centro del discorso i bisogni dell’uomo anziché l’uomo stesso con i suoi desideri-esigenze, aveva identificato la sua felicità nel
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